Neurocomunicazione: nuova fonte di ispirazione?
Innanzitutto perché ho voluto parlare di “neuro comunicazione”, parola composta, forse un neologismo, da neurologia+comunicazione: perché ultimamente ho studiato un po’ di neurologia per un esame che ho fatto all’università, ed il libro a cui faccio riferimento è “che cosa sappiamo della mente” di Vilayanur S. Ramachandran. Subito voglio dire di aver trovato il testo molto chiaro e soddisfacente, per un persona che di neurologia, cioè lo studio del cervello, non sa nulla.
L’obiettivo del testo è quello di mostrare come, attraverso lo studio di particolari sindromi, si è spinti a studiare il funzionamento generale del cervello per capire a cosa queste sindromi siano dovute. Adesso, in particolare, ho deciso di parlare di “neurocomunicazione” perché in un capitolo si parla di “neuroestetica”: cosa si intende? L’estetica è quella disciplina che studia il fenomeno dell’arte, quindi la “neuroestetca” studia il fenomeno dell’arte a partire dallo studio del cervello. Si elencano dieci “leggi universali dell’arte” che spiegano come il fenomeno dell’arte nasca e venga ricevuto dagli spettatori, senza ovviamente, è chiarito più volte, togliere nulla alle diverse culture, alla loro influenza e ruolo nella diffusione e/o creazione di un particolare stile artistico. Però, ad esempio, si spiega come mai certe forme d’arte, mettiamo le caricature, risultino spesso gradite al pubblico, perché accentuano certi tratti particolari del soggetto e probabilmente il nostro cervello è spinto a fare attenzione proprio a questi tratti, e questa spiegazione entra in gioco anche nel caso di un bravo ritrattista, tutto questo senza togliere nulla al gusto personale, poiché ad alcune persone magari l’arte caricaturale non piace, però se vedono una caricatura probabilmente se la ricorderanno, anche con vaghezza. Venendo alla comunicazione adesso, mi chiedo se non si possano compiere delle campagne pubblicitarie chiedendo una mano agli studi di neurologia, che sottolineano cosa alla perone possa rimanere impresso o meno, cosa che, senza dubbio si fa già, ma magari è più frutto di una ipotesi che di uno studio scientifico. Questo ovviamente non potrà forzare la persona ad acquistare quel prodotto, ma semplicemente d attirarne l’attenzione. Dopotutto, in pubblicità, non si guarda già alla direzione seguita dall’occhio, per esempio per disporre gli elementi in un cartellone?

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