L’eredità – seconda parte
In conclusione di puntata uno dei personaggi dice “il consumatore non ha colore” e sta parlando della pubblicità come mezzo democratico. Ricordando che il telefilm si svolge negli anni 50, rispondo a questa osservazione: e l’attore? Cioè, se la pubblicità è mezzo democratico, non ci dovrebbero essere troppe difficoltà a mostrare qualcuno che non sia della propria nazionalità, o no?
Ci sono ancora delle riserve a questo riguardo? Quali problemi nascono per la democratizzazione effettiva della pubblicità? Non riesco a farmi venire in mente uno spot in cui compare qualcuno di diversa etnia dalla nostra, che non sia famoso si intende.
ci saranno delle ragioni valide forse, considerando che una pubblicità del genere potrebbe non essere apprezzata da una parte del pubblico più, diciamo così, conservatore e che costituisce comunque una buona fascia di compratori. Ma se si trasmettono spot con personaggi famosi di etnia diversa, non ci dovrebbero essere problemi a mostrare qualcuno di diversa etnia di non famoso, perché credo che il pubblico dei conservatori si sia adeguato alla vista, non dico mentalemnte, ma alla semplice vista sì.
La necessità di attuare questa democratizzazione della pubblicità è data proprio dal fatto che i consumatori ormai sono di etnie diverse, il famoso “non ha colore”, quindi sarebbe un segno di rispetto ed integrazione, non credete?

[...] (http://robertomorra.wordpress.com/2011/01/20/leredita-seconda-parte/) abbiamo già parlato della necessità e della convenienza che ci deve essere della integrazione [...]
il parto « La filosofia del copywriter ha detto questo su 18 aprile 2011 a 8:38 PM